Primi passi nella ricerca

Facebook Twitter Pinterest Siamo finalmente partiti. In questi giorni ci siamo preparate, pc pronti, stampante installata, il Comune ha sistemato la nostra connessione internet.E finalmente abbiamo ufficialmente messo le mani in pasta nella storia dei nostri chieutini emigrati all’estero. Ad “aprire le danze” è stata Sabrina Bruno Galelli, una simpaticissima ragazza argentina, attualmente in un programma studio qui in Europa, e in questi giorni in visita qui a Chieuti dai sui parenti. Viene al museo con Ariana, nostra carissima amica nata in Albania ma chieutina ormai da tantissimi anni.Sabrina parla benissimo italiano, ci spiega che un po’ lo ha studiato ma la sua conoscenza della nostra lingua è dovuta alla tv: a casa sua, fin da bambina, “guardavamo sempre la RAI, perché nonno guardava solo la TV italiana”. Ci racconta della sua famiglia, Galelli, di suo zio Mauro partito per l’Argentina nel 1949 “perché aveva paura scoppiasse una Terza Guerra Mondiale” e di quando, dopo qualche mese, fa emigrare i suoi fratelli Umberto (nonno di Sabrina), Teresa e Teodoro, e papà Giorgio e mamma Clementina (Scudieri) perché non sopportava più la distanza dalla sua famiglia. Sabrina è cresciuta con i racconti di suo nonno. Narrava di nonna Clementina che aveva un negozio di alimentari (nella piazzetta di fronte la chiesa, esattamente nella casa dove vive la nostra Giorgia!), e ci racconta di come nonna Clementina aiutasse i più poveri durante la guerra, dando loro cibo anche quando non avevano soldi. Nonno Umberto le raccontava spesso della guerra, dei bombardamenti, di come i bimbi giocassero tra i residui bellici, e di un loro amichetto che perse la vita giocando con una bomba inesplosa. Le raccontava di quando suonò la sirena mentre lui era in piazza a giocare, e una sua vicina lo prese tra le braccia e lo nascose nella sua casa. Di nonna Clementina che, al suonare di quella sirena, seraficamente tranquillizzava tutti di rimanere a tavola “che se dobbiamo morire, almeno moriamo sazi!”E le parlava di san Giorgio, della corsa dei buoi. La distanza non ha mai sopito la sua passione per la nostra tradizione, e ogni volta che tornava in Italia, il viaggio doveva essere ad Aprile, per essere a Chieuti nei giorni di festa. L’ultimo viaggio di nonno Umberto risale proprio a qualche anno fa, ovviamente ad Aprile. Ha fatto un sacco di video e tante foto, ci siamo già attivati con la nostra cara Ariana per recuperarli. Chiedendole se conoscesse la lingua arebreshe, Sabrina ride. Ci spiega che le uniche parole che conosce sono quelle il nonno Umberto usava nei battibecchi con sua moglie, irlandese. Nonna litigava in inglese, nonno rispondeva in arebreshe. Dal curioso siparietto, ovviamente, Sabrina ha appreso benissimo tutte le parolacce, e chiacchierando tra noi siamo giunti a conclusione che le prime parole che si imparano in una nuova lingua sono, appunto, le parolacce. Concludiamo con la promessa di Sabrina di inviarci, non appena tornerà a Buenos Aires, le foto dei suoi nonni e dei suoi parenti. E con la generosa offerta di Ariana, una ricetta albanese di un rustico tipo pasta sfoglia ripieno di formaggio e prosciutto, una bontà pazzesca! Questo progetto diventa sempre più interessante 🙂 A presto!Marina